LE EMOZIONI, QUESTE SCONOSCIUTE…

CATTIVI INCONTRI

Tra il sentire nulla e il sentire troppo: l’Amore e i suoi modi per darlo

emozioni3 Un E-MOTIVO per vivere: un motivo emotivo e non razionale

Qual’è il motivo principale per cui le persone vanno dallo psicologo? Il motivo comune a tutti i tipi di problematiche? Il filo rosso, l’asse portante, il motivo che ci tiene in vita o che ne decreta una fine, un arresto? L’Amore. L’esistere, il nostro essere-per-l’Altro, buono o cattivo che sia. L’amore e, dunque, le emozioni che ci fanno sentire vivi, positive o negative che siano, lievi, violente o travagliate che siano. Il motivo per vivere non è di tipo razionale, ma è, dunque, emotivo. Abbiamo un E-MOTIVO per vivere, per contrarre le parole ‘motivo’ ed ‘emotivo’ e creare un neo-logismo, una nuova eppur vecchia parola, una parola dell’Amore, la forza dell’Amore. L’Altro che ci dona amore, che può essere il partner, gli amici…

View original post 1.478 altre parole

Annunci

Il difficile negoziato Brexit

“La May ha ribadito le sue priorità: libero mercato senza dazi, fine della giurisdizione delle Corti europee, fine della libera circolazione dei migranti.” Bella li, direbbero i miei figli: vuole il meglio della UE senza dover pagare il prezzo. Per la prima volta sono contento che il punto di riferimento politico UE sia la Merkel, “crap boech” più ancora della May. Non oso pensare se a guidare le trattative UE ci fosse un politico italiano, con la resistenza di una robiola e la chiarezza di idee di una notte nebbiosa in val Padana (Tajani non conta, firmerà quello che detterà la Merkel).
c_2_articolo_3069214_upiimagepp

Oh Bella ciao!

Qualche tempo fa ho scoperto con grande sorpresa che una delle canzoni italiane più cantate di questi tempi al mondo è Bella ciao!

 

Trovo questo video profondamente “émouvant”, come direbbero i francesi. Io Bella Ciao! l’ho imparata quando avevo sette od otto anni e andavo alle elementari. Avevo una vaga idea del suo significato e certamente non conoscevo quasi nulla del contesto storico grazie al quale era diventata famosa: mi piaceva perché era una canzone allegra e io allegramente la cantavo senza minimamente preoccuparmi dei suoi significati politici. Mai mi sarei immaginato che potesse essere una canzone capace di unire popoli diversissimi, perfino antitetici  e che un po’ d’Italia arrivasse in questo modo perfino sui campi di battaglia di Kobane dove veniva usata dai reparti femminili nella loro battaglia contro l’ISIS:

 

In realtà la storia di Bella ciao! è piuttosto intricata. L’autore è ignoto. Essa era cantata in alcune zone dell’Emilia-Romagna durante la guerra partigiana, ma a quanto pare aveva una diffusione abbastanza limitata (molto più cantata, pare, era Fischia il vento); dopo il conflitto Bella Ciao! viene presentata a numerosi festival internazionali e piace così tanto da diffondersi in modo significativo anche all’estero. Col tempo, viene creata dal nulla una sorta di “tradizione” che fa credere che la canzone fosse la vera canzone simbolo dei partigiani: Fischia il vento perde il suo primato perché è troppo sbilanciata a favore della ideologia di sinistra. Tra i primi a cantare Bella Ciao! in televisione fu Giorgio Gaber:

 

 

A un certo momento sembrò di poter identificare la origine della canzone in un canto di mondine. Milva per esempio cantò per la Rai questa versione:

 

(Perdoniamo volentieri il giovanotto russo che, non conoscendo l’italiano, ha badato solo alla musica e ha titolato questa clip “Bella Ciao”. Il problema è che questa versione e/o la foto di Milva che la canta si ritrovano in molti video non italiani, spacciati come l’ “autentica” Bella ciao!…)

Ma nemmeno questa, a quanto pare, era la risposta giusta. Prendo a prestito un passaggio di Franco Fabbri dal suo articolo apparso su l’Unità il 7 dicembre 2003:

“la storia della Bella ciao delle mondine inizia … quando Giovanna Daffini, mondina e cantastorie, cantò davanti al microfono di Gianni Bosio e Roberto Leydi una Bella ciao nella quale ai noti versi del partigiano che ha “trovato l’invasor” era sostituita la descrizione di una giornata di lavoro delle mondine, non parve vero di aver rintracciato l’anello mancante fra un inno di lotta, espressione della più alta coscienza antifascista, e un precedente canto di lavoro proveniente dal mondo contadino. Nonostante qualche incongruenza e qualche sospetto, la versione venne accettata. E il Nuovo Canzoniere Italiano nel 1964 partecipò al Festival di Spoleto con lo spettacolo dal titolo Bella ciao. In quegli anni dei primi governi di centro-sinistra si compie quella che Bermani, riprendendo il concetto da Hobsbawm, chiama “l’invenzione di una tradizione”. Bella ciao, una canzone cantata durante la Resistenza da sparse formazioni emiliane, e da membri delle truppe regolari durante l’avanzata finale nell’ltalia centrale viene sempre più frequentemente preferita nelle manifestazioni unitarie a Fischia il vento, canto di larghissima diffusione fra tutte le formazioni partigiane, riconosciuto nell’immediato dopoguerra come l’inno della Resistenza. Fischia il vento ha il “difetto” di essere basata su una melodia russa, di contenere espliciti riferimenti socialcomunisti (“il sol dell’avvenir”), di essere stata cantata soprattutto dai garibaldini. Bella ciao è più “corretta”, politicamente e perfino culturalmente, anche se molti partigiani del Nord non la conoscevano nemmeno. Era poi un canto delle mondine, no?
No. Nel maggio del 1965 arriva una lettera all’Unità. La scrive Vasco Scansani, da Gualtieri, lo stesso paese della Daffini. Dice di essere lui l’autore della Bella ciao delle mondine, e di averla scritta nel 1951, basandosi sulla versione partigiana. Dice che la Daffini gli ha chiesto le parole, nel 1963. Allarmatissimi i ricercatori del Nuovo Canzoniere Italiano interrogano Scansani e la Daffini: si rendono conto, nella confusione delle testimonianze, che il mondo dei cantori popolari è più complesso e contaminato di quanto non credessero, che ci sono esigenze di repertorio, desiderio di compiacere il pubblico, e di compiacere gli stessi ricercatori. Parte un nuovo studio, si individuano tracce di Bella ciao in vari canti popolari, non si esclude che fossero parte anche del repertorio delle mondine: ma no, quella versione della Daffini è posteriore alla Bella ciao dei partigiani.”

Ma allora qual è l’origine della canzone? Sembra che le note siano state derivate da antiche melodie yiddish cantate dal musicista russo naturalizzato statunitense Mishka Ziganoff, secondo la interpretazione di Fausto Giovanardi:

 

Resta che da questo momento in poi, a quanto pare, tra le parole italiane più conosciute al mondo dovremo mettere anche “bella” (“ciao” lo era sicuramente già)

 

(Naturalmente anche le cose migliori possono essere travisate, soprattutto quando non si sa bene cosa vogliono dire: per credere, guardate questa versione…)

 

 

 

Altre esecuzioni di Bella ciao!

 

Questa è presentata come “ufficiale”

 


Cantata da Yves Montand

 

Cantata in spagnolo da Manu Chao – “Bella Ciao” come colonna sonora del film: “Partizanska Eskadrila del 1979 diretto da Hajrudin Krvavac.

 

 

E infine, per chi non le sapesse ancora, le parole:

 

Una mattina mi sono svegliato,
o bella, ciao! bella, ciao! bella, ciao, ciao, ciao!
Una mattina mi sono svegliato,
e ho trovato l’invasor.

O partigiano, portami via,
o bella, ciao! bella, ciao! bella, ciao, ciao, ciao!
O partigiano, portami via,
ché mi sento di morir.

E se io muoio da partigiano,
o bella, ciao! bella, ciao! bella, ciao, ciao, ciao!
E se io muoio da partigiano,
tu mi devi seppellir.

E seppellire lassù in montagna,
o bella, ciao! bella, ciao! bella, ciao, ciao, ciao!
E seppellire lassù in montagna,
sotto l’ombra di un bel fior.

Tutte le genti che passeranno,
o bella, ciao! bella, ciao! bella, ciao, ciao, ciao!
Tutte le genti che passeranno,
Mi diranno «Che bel fior!»
«È questo il fiore del partigiano»,
o bella, ciao! bella, ciao! bella, ciao, ciao, ciao!
«È questo il fiore del partigiano, morto per la libertà!»

Eppur qualcosa si muove

E’ luogo comune parlare male degli automobilisti italiani, confrontandoli con i più educati, attenti, e bravi piloti stranieri.
Senza doversi imbarcare qui in una sfiancante discussione, voglio far notare solo un particolare negli ultimi tempi mi pare nettamente aumentato il nupmero di automobilisti che spontaneamente si fermano prima delle strisce pedonali per far attraversare i pedoni.

Un altro comportamento interessante è quello delle persone sulle scale mobile della metropolitana di Milano: si tengono tutti rigorosamente suslla destra, lasciando lo spazio per chi ha fretta.

Cosa è il tempo?

Questo video, realizzato in Nuova Zelanda per una campagna di prevenzione sugli incidenti stradali, si presta a molte considerazioni.

La prima riguarda ovviamente il senso di responsabilità che dobbiamo tenere costantemente vigile, sempre, in ogni momento della nostra vita. Le nostre azioni hanno delle conseguenze, nei momenti meno attesi e prevedibili. Noi siamo tenuti a render ragione delle scelte che abbiamo fatto, proprio perché esse hanno delle conseguenze su noi stessi e sugli altri. Non possiamo vivere a caso. O meglio: possiamo farlo (noi possiamo tutto, la libertà è qualcosa di reale), ma dobbiamo essere ben consapevoli del fatto che così facendo ci saranno delle conseguenze.

I protagonisti dello spot sono persone normali, come è giusto che sia date le finalità della campagna. Non sono scapestrati, né giovinastri strafatti di qualche sostanza stupefacente o mezzi sbronzi. Sono (sembrano) persone posate che hanno commesso, ciascuno, un errore di valutazione. Uno, sempliemente, sta viaggiando troppo veloce su quella che sicuramente gli sembrava una bella strada di campagna, libera e sgombra, tutta per lui; l’altro si è forse distratto un attimo e ha valutato male la sua velocità di immissione in relazione alla velocità della autovettura che stava sopraggiungendo. Non si è buttato dentro l’incrocio in modo incosciente. Ha proprio sbagliato a calcolare i tempi. L’unico innocente è il bambino sul sedile posteriore. Ma pagherà anche lui.po
Ci sarebbe stato il tempo per rimediare, PRIMA. Ma a partire da un certo istante in poi le possibilità si sono coagulate, cristallizzandosi secondo linee che esistevano già prima ma che non necessariamente dovevano venire ad esistenza.
Per cui alla fin fine quello che il filmato ci insegna è qualcosa sul rapporto tra tempo, libertà e responsabilità

Cosa è il tempo? Quando hai un incidente stradale, HAI il tempo di vivere una serie di “riflessioni interrotte”: non hai il tempo di portare a termine il ragionamento, ma riesci a capire cosa sta per succedere, e riesci a intuire, più che “pensare” (se per pensare intendiamo quella sorta di “discussione con se stessi” di cui diceva Aristotele, e che ha bisogno di un minimo di tempo per essere portata a termine

“Se avessi avuto il tempo di frenare… Se avessi calcolato meglio la velocità”… ma entrambi i protagonisti HANNO AVUTO il tempo di fare tutto ciò: il giovanotto ha avuto il tempo di riflettere sulla velocità della sua automobile, e non l’ha fatto; il papà ha avuto il tempo di calcolare la sua immimmione, e non l’ha fatto o l’ha fatto male.
Tutto il senso della responabilità viene dal tempo, cioè dalla impossibilità di tornare indietro. In un mondo puramente meccanico (cioè senza il secondo principio della termodinamica) potrebbe non dover esistere il pentimento.