Perché «Il filo di Arianna»?

La storia è nota: Teseo entra nel labirinto, uccide il mostro e si salva seguendo all’indietro il filo che gli era stato consegnato da Arianna. Il tutto è un simbolo potente, multistrato, accattivante per descrivere l’avventura umana. La vita è sicuramente complessa e può essere pericolosa: avventurarsi da soli, rinunciando a ogni nesso con il proprio passato e con gli altri è rischioso.

Ci vuole un aiuto, che deve venire da qualcuno dell’altro sesso: la vita può essere affrontata solo da un essere che possiede una completezza che da solo non può afferrare. Il «filo» rimanda a una esperienza tipicamente femminile (nell’antichità), ossia il tessere: ma il tessere era, tra tutte le attività universalmente riconosciute come femminili, quella più vicina alla tecnologia (che appartiene in linea di massima all’universo maschile).
Perciò la riflessione filosofia, che deve «ricucire» le pezze del vissuto fino a farne un vestito, ha bisogno di ogni aiuto che le possa venire da ogni forma di esperienza umana, nessuna delle quali è esclusa. Di qui, anche, la quasi necessità di usare uno strumento come un ipertesto elettronico per poter seguire (se non proprio ricostruire) gli infiniti percorsi della vita.

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