Piccole cause dai grandi effetti

Io sostengo una ipotesi di lavoro che va controllata ma che mi pare utile per non finire nelle geremiadi senza via d’uscita. Vale, è vero, solo per l’architettura “normale”, ossia le case in cui tutti noi viviamo. L’ipotesi è questa: le nostre città sono diventate più brutte quando sono stati approvati i regolamenti edilizi che hanno ridotto l’altezza dei plafoni a 2,70 metri, essenzialmente per motivi economici. In questo modo le facciate delle case hanno perso la loro tradizionale armonia, che nasceva dalla possibilità di avere certi particolari rapporti tra altezza e larghezza delle finestre e certi particolari rapporti tra le file delle finestre (tra di loro e con il resto della facciata). Siccome la larghezza delle finestre non può cambiare (o cambia di poco) perché è legata alla dimesnioe fisica dei corpi che le devono gestire, la riduzione dei plafoni a 2.70 ha agito solo su una dimensione delle finestre stesse, l’altezza, nonché sulla distanza tra le file stesse di finestre. Le finestre quindi sono diventate più tozze e più brutte, e così pure le facciate. Il resto è venuto di conseguenza (fate un esperimento: attraversate diametralmente Milano, anche usando street view se non siete delle nostre parti, e constatate come cambia l’aspetto delle facciate e come le case popolari dei primi dell’Ottocento siano MOLTO più eleganti, proprio per l’equilibrio delle loro facciate, delle ricche case costruite a partire da un certo momento in po

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About women wearing jeans

What I was Wearing

by Mary Simmerling

was this:
from the top
a white t-shirt
cotton
short-sleeved
and round at the neck

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Il congiuntivo spiegato con una canzonetta


D’accordo. Può essere un’idea carina. A me confonde le idee, se devo essere sincero: sono un tipo visivo, non uditivo. Questa “didattica” presuppone che una persona ascolti e riascolti la canzone (per ascoltare la musica o al massimo perché gli/le piace l’attore) e per osmosi riceva l’informazione: nè più né meno di quello che succedeva ai tempi di Omero, quando guarda a caso TUTTO passava attraverso la poesia. Ma passava di lì perché letteralmente non c’era altro: non c’era la carta, non c’era la scrittura, non c’era la possibilità di oggettivare il pensiero nelle parole scritte.
Adesso forse (forse!) può essere utile tornare a questo modo pre-scritturale di insegnare le cose, ma bisogna sapere che non si può andare molto più in là di quello che hanno fatto questi baldi giovanotti. Nel tempo in cui ho ascoltato la canzone avrei letto un’intera pagina di una grammatica ben fatta e avrei imparato più cose. Voi obietterete: ma non te le saresti ricordate! Ma con la canzone basta una volta a ricordarsi le regole? No: per imparare la canzone a memoria bisogna ascoltarla MOLTE volte, per un tempo molto maggiore di quello che servirebbe per studiare una pagina visiva ben fatta.

E’ un paese (anche) per vecchi

Io non credo che essere “vecchi” (diciamo essere sopra i cinquanta, per intenderci) sia poi un gran difetto per fare l’insegnante, a condizione che chi lo fa abbia continuato a studiare. Voglio dire, capisco che i giovani insegnanti possono essere più aggiornati su certi argomenti; ma lo sono solo perché, essendo venuti dopo, questi argomenti se li sono trovati già nel piatto che hanno preparato loro all’università. I vecchi hanno dalla loro l’espereizna, e l’esperienza conta, quando devi trasmetterla. Certo, sto partendo dall’ipotesi che certe dinamiche dell’esperinza umana non cambiano nel carso di tre o quattro decenni (almeno): soloa questa condizione la persona “matura” può insegnare qualcosa a gli uniors. Ma io sono convinto che più si scende nelle profondità della coscicenza umana, più le dinaeiche restano nel tempo e quindi un insegnante “vecchio” serve eccome!

 

Qualche ondina….

Il video è vecchio ma fa sempre impressione. Siamo nel mare del Nord, a circa 145 miglia a l largo di Aberdeen (Scozia). La piattaformaa di chiama Borgholm Dolphin . Lunga 108 metri e larga 67, è attiva dal 1975.

Anche questo non scherza. Siamo a capo San Vincenzo, la punta meridionale del Portogallo.

 

 

Sempre in Portogallo, ma a Nazaré.

 

Un’altra onda a Nazaré, nel gennaio del 2018:

Altre onde, sempre a Nazarè sempre nel gennaio 2018

 

E qui sotto si spiega perché queste onde gigantesche si formano proprio qui:

 

O anche (sempre in portoghese, ma più carino)

Ma gli effetti più straordinari restanao uelli dei fari bretoni, qui ripresi in una tempersta del 2014

 

Un problema vecchio come il mondo…

… o almeno come le democrazie greche del V secolo a.C.

Tutti i cittadini di uno stato sono automaticamente abilitati a gestire la cosa pubblica (dato che in fondo si tratta dei loro interessi, e si suppone che nessuno conosca i propri interessi meglio di se stesso) oppure no?

http://24ilmagazine.ilsole24ore.com/2017/02/la-fine-della-competenza/

Lo studioso americano Tom Nichols propende per la seconda opzione, come Platone tanto tempo fa: il sapere è così specializzato che nessuno può conoscere tutto. Tutti dobbiamo fidarci delle competenze degli altri e la somma di queste competenze permette di raggiungere risultati altrimenti impossibili.

Ma Nichols estende in modo un po’ troppo meccanico il ragionamento anche alla “cosa pubblica”. Nessuno di noi persone normali saprebbe spiegare in modo adeguato il funzionamento del computer che sta usando in questo momento, e perciò ci dobbiamo tutti affidare agli esperti.

Ma quando si tratta di gestire la cosa pubblica, sembra molto più difficile accettare di “non sapere cosa vogliamo veramente” o almeno di “non sapere veramente qual è la cosa migliore per noi da fare”, e di conseguenza di doversi affidare ai supposti “esperti”.

Qui da noi in Italia, in effetti, le reiterate prove di incompetenza e di interesse privato date dai nostri governanti ci rende molto più scettici sulla necessità di affidarsi a questi “sedicenti esperti”: ma la conseguenza è la cacofonia del rumore di fondo su internet a livelli insopportabili.