Una riflessione sull’innovazione didattica

Cari colleghi impegnati nella trasformazione, io ho la sensazione che il “Movimento” (chiamo così tutto lo “stream” di esperienze più o meno tumultuose di questi ultimi vent’anni nel campo della innovazione didattica applicata al digitale) abbia trasmesso al resto dei colleghi una impessione forrtemente negativa: puntando costantemente sulla necessità di “innovare” abbiamo fatto passare forse l’impressione che gli “altri” non insegnassero bene; e questi “altri” (che nella stragrande maggioranza dei casi sono ottimi professionisti, con vasta esperienza e capaci di insegnare molto bene) si sono sentiti più o meno inconsiamente offesi e i sono tramutati nel mro di gomma che conosciamo bene. Forse avremmo dovuto inviare un messaggio diverso: suggerire cioè che l’informatica permette di fare tutto che loro già fanno, ma di farlo meglio. Insistere cioè non sul lato di rottura, ma su quello della continuità. Il cambiamento sarebbe venuto fuori comunque, nel tempo; ma forse con meno acrimonia. Che ne pensate?

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Che cos’è l’inversione termica

L’Agenza Europea per l’Ambiente ha pubblicato una infografica per spiegare cosa è l’inversione termica, che è responsabile dei picchi di inquinamento raggiunti nelle nostre città.

 

inversione termica_agenzia ambiente

Compiti e risultati

Vorrei cercare di affrontare il problema delle competenze da un altro punto di vista.

Seguendo un articolo apparso sul Sole24 a firma XXX, un testo piuttosto confuso a dire il vero, vorrei distinguere tra compito e risultato. Il compito è quello che si fa normalmente a scuola. È una consegna ben precisa per la quale esiste una sola soluzione possibile, che è quella che l’insegnante si aspetta e che lo studente deve produrre.

La forma ideale di compito è il questionario a scelta multipla, che non a caso veniva una volta descritto come «Prova oggettiva»: ci misi molto tempo a capire, all’epoca, che l’aggettivo in questione non voleva dire che l’esercizio era capace di descrivere in maniera oggettiva le capacità del ragazzo, ma che non poteva essere messa in discussione da nessuno.

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La solita scoperta dell’acqua calda nel campo dell’educazione…

Però è importante che lo dica Google: magari così qualcuno ci crederà di più. E qualcuno forse comincerà a ricredersi sulla scuola italiana, e comincerà a capire perché tutte le mie studentesse che hanno passato l’anno di quarta all’estrero hanno preso senza eccezioni il massimo dei voti in tutte le materie (con un’unica eccezione, giustificata dal fatto che è andata a passare il suo anno all’estero in Ungheria ed è stata penalizzata al massimo grado dalla lingua). I problemi arrivano all’università (dove servono massicci investimenti, soprattutto per i laboratori), non alle scuole superiori!

https://blogs.transparent.com/language-news/2018/01/01/sorry-stem-google-just-made-the-case-for-more-foreign-language-education/

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Da rileggere, una volta ogni tanto

Itaca
Quando ti metterai in viaggio per Itaca
devi augurarti che la strada sia lunga,
fertile in avventure e in esperienze.
I Lestrigoni e i Ciclopi
o la furia di Nettuno non temere,
non sarà questo il genere di incontri
se il pensiero resta alto e un sentimento
fermo guida il tuo spirito e il tuo corpo.
In Ciclopi e Lestrigoni, no certo,
nè nell’irato Nettuno incapperai
se non li porti dentro
se l’anima non te li mette contro.

Devi augurarti che la strada sia lunga.
Che i mattini d’estate siano tanti
quando nei porti – finalmente e con che gioia –
toccherai terra tu per la prima volta:
negli empori fenici indugia e acquista
madreperle coralli ebano e ambre
tutta merce fina, anche profumi
penetranti d’ogni sorta; più profumi inebrianti che puoi,
va in molte città egizie
impara una quantità di cose dai dotti.

Sempre devi avere in mente Itaca –
raggiungerla sia il pensiero costante.
Soprattutto, non affrettare il viaggio;
fa che duri a lungo, per anni, e che da vecchio
metta piede sull’isola, tu, ricco
dei tesori accumulati per strada
senza aspettarti ricchezze da Itaca.
Itaca ti ha dato il bel viaggio,
senza di lei mai ti saresti messo
sulla strada: che cos’altro ti aspetti?

E se la trovi povera, non per questo Itaca ti avrà deluso.
Fatto ormai savio, con tutta la tua esperienza addosso
già tu avrai capito ciò che Itaca vuole significare.

 

Costantino Kavafis

Il congiuntivo spiegato con una canzonetta


D’accordo. Può essere un’idea carina. A me confonde le idee, se devo essere sincero: sono un tipo visivo, non uditivo. Questa “didattica” presuppone che una persona ascolti e riascolti la canzone (per ascoltare la musica o al massimo perché gli/le piace l’attore) e per osmosi riceva l’informazione: nè più né meno di quello che succedeva ai tempi di Omero, quando guarda a caso TUTTO passava attraverso la poesia. Ma passava di lì perché letteralmente non c’era altro: non c’era la carta, non c’era la scrittura, non c’era la possibilità di oggettivare il pensiero nelle parole scritte.
Adesso forse (forse!) può essere utile tornare a questo modo pre-scritturale di insegnare le cose, ma bisogna sapere che non si può andare molto più in là di quello che hanno fatto questi baldi giovanotti. Nel tempo in cui ho ascoltato la canzone avrei letto un’intera pagina di una grammatica ben fatta e avrei imparato più cose. Voi obietterete: ma non te le saresti ricordate! Ma con la canzone basta una volta a ricordarsi le regole? No: per imparare la canzone a memoria bisogna ascoltarla MOLTE volte, per un tempo molto maggiore di quello che servirebbe per studiare una pagina visiva ben fatta.